Giorgia Marino lavora nella comunicazione da oltre vent’anni, muovendosi con naturalezza tra grafica, copywriting e social media management. Un percorso iniziato molto presto e costruito sul campo, che le ha permesso di sviluppare uno sguardo insieme pratico e strategico sul racconto dei brand e delle persone. Socia di Doc Creativity, oggi fa parte del team comunicazionedella rete, contribuendo alla definizione delle strategie, alla creazione dei contenuti e alla produzione di voice over, arricchendo i progetti anche dal punto di vista sonoro. Parallelamente, è responsabile delle relazioni con creator e partnership per SERLINOLAB, azienda di skincare maschile, dove si occupa di outreach, contrattazione, briefing creativi e coordinamento operativo dei talent. Giornalista e autrice per diverse testate nel corso degli anni, Giorgia incarna una figura ibrida della comunicazione contemporanea: multidisciplinare e sempre coinvolta in prima persona là dove le idee devono trasformarsi in progetti concreti. 

Comunicare oltre i confini 

“Quando penso alla comunicazione, la prima cosa che mi viene in mente è l’importanza di andare oltre i confini della propria città e della propria lingua. Non è sufficiente saper scrivere in inglese: bisogna saper comunicare davvero, entrare in relazione con le persone, confrontarsi. I miei primi lavori – anche attraverso piattaforme freelance dove spesso si è sottopagati – mi hanno dato l’opportunità di entrare in contatto con persone lontane, che altrimenti non avrei mai conosciuto, e che in seguito mi hanno aperto nuove strade. Per anni ho collaborato con un’agenzia di Philadelphia impegnata nei progetti più diversi: app per la prenotazione di appuntamenti in parrocchia, applicazioni per centri di riabilitazione, cataloghi e progetti digitali di ogni tipo. Era un lavoro stimolante proprio per la sua varietà. Non sarei mai arrivata a esperienze simili restando confinata nel mio contesto locale. Ricordo, ad esempio, un catalogo per matrimoni in spiaggia: un progetto davvero bellissimo.”. 

Comunicare tra regole esterne e ricerca personale  

“Per me la comunicazione è fortemente legata al contesto. Spesso c’è qualcuno che definisce cosa va comunicato e il mio compito è trovare il modo più efficace per farlo: trasformare un messaggio in immagini e parole funzionali è un processo creativo e stimolante. Esiste poi una comunicazione più personale, che riguarda il modo in cui ti racconti e lavori per te stessa. In questo caso la difficoltà è maggiore: non si tratta solo di tradurre un messaggio, ma prima ancora di capire quale messaggio si vuole comunicare. Parlare di sé non è semplice, perché manca una guida esterna che indichi la direzione. È un processo frustrante, ma allo stesso tempo profondamente stimolante”. 

Un percorso creativo in continua evoluzione  

“Non credo di aver mai avuto un momento preciso in cui ho pensato: ‘Ecco, questa è la mia strada’. Ci sono stati piuttosto tanti momenti di entusiasmo, che nel tempo sono cambiati. A volte scopri i limiti delle cose, altre volte i tuoi limiti nel rapporto con esse. Da piccola mia madre avrebbe voluto che diventassi giornalista. Io ho fatto prima il liceo artistico e poi quello scientifico: cambiavo spesso idea. A un certo punto ho iniziato a scrivere per diverse testate e ho persino fondato una rivista cartacea, Donne con le curve. È stato un progetto un po’ folle, ma molto creativo e intenso: una redazione di venti persone, tutte coinvolte per passione. Abbiamo fatto tutto in modo rigoroso, compresa la registrazione in tribunale. È stata un’esperienza importante, anche se è durata poco”. 

Il valore della scrittura 

“La scrittura è una forma di comunicazione potentissima. Più sei preciso nell’incastro delle parole, più riesci a restituire il concetto e l’emozione che vuoi trasmettere. È proprio questa sua capacità quasi chirurgica che amo. Allo stesso tempo sono molto esigente: mi colpisce vedere come oggi la lingua venga spesso semplificata o utilizzata in modo approssimativo, anche da chi dovrebbe maneggiarla con maggiore cura. I social amplificano questa tendenza, con format e linguaggi sempre più standardizzati, che rischiano di togliere personalità e unicità. Credo sia fondamentale sentirsi nel posto giusto seguendo l’intuizione. Nel tempo ho fatto molte cose: grafica, scrittura, voice-over, persino recitazione. Oggi canto in una band elettropop, giorgiamariasara. Non la considero una carriera, ma uno sfogo artistico. Fare musica mia mi ha però dato una sensazione nuova, come se si fosse chiuso un cerchio. Non perché sia diventata un lavoro, ma perché finalmente faccio semplicemente quello che sento”. 

Doc Creativity: tutele, sicurezza e sostegno 

“I motivi potrebbero essere molti. Il primo è la possibilità di avere risposte immediate su questioni complesse: c’è sempre qualcuno che ti segue e ti risponde. Da sola, con la partita IVA, è facile commettere errori, soprattutto se sei una persona iperattiva. In cooperativa questo rischio si riduce: la gestione è più sicura, i pagamenti vengono seguiti, non sei tu a dover rincorrere i clienti. E se perdi un lavoro importante, hai anche strumenti di tutela come la NASpI. Per me è un supporto concreto, che ti permette di concentrarti davvero sul lavoro creativo”.