Andrea Ruwett è un restauratore che costruisce il proprio percorso professionale attorno a una ricerca continua dell’equilibrio tra forma, funzione e materia. Al centro del suo lavoro c’è la tornitura del legno: un processo lento e meditativo che diventa dialogo autentico con il materiale, nel rispetto delle sue venature, delle imperfezioni e delle qualità naturali che lo rendono unico. Realizza pezzi funzionali in esemplare unico, accomunati da un’estetica essenziale e da una forte identità materica. Attraverso la tornitura indaga il confine tra handmade e design contemporaneo, valorizzando essenze locali e tecniche tradizionali derivate dal restauro conservativo del mobile antico, reinterpretate con sensibilità attuale. Il suo approccio è etico e sostenibile: tempo, manualità e rispetto per la materia diventano elementi fondanti del progetto, trasformando ogni oggetto in un’esperienza tattile e visiva capace di raccontare una storia.
Tra tradizione makerle e visione contemporanea
“La professione di restauratore e falegname si sta orientando sempre più verso una clientela meno diffusa, ma molto attenta alla qualità e al dettaglio. Oggi chi è disposto a investire in un servizio di handmade artistico cerca solitamente un dialogo tra tradizione e innovazione: tradizione nelle tecniche e nella conoscenza dei materiali, innovazione nel design e nei consigli d’arredo. Questo rende il nostro lavoro stimolante, spingendoci a ricercare soluzioni sempre più sartoriali per il cliente e per gli spazi che abita. A un giovane che intraprende ora questo percorso consiglierei di costruirsi una solida base teorica sui materiali e sulle tecniche che intende utilizzare, e di farsi affiancare da un consulente per posizionarsi fin da subito in un segmento di mercato adatto alle proprie esigenze e coerente con la professione che desidera sviluppare”.
Le radici maker di un mestiere in evoluzione
“Il mio incontro con il restauro del mobile antico è avvenuto nella bottega di un maker, dove ho iniziato da garzone ormai vent’anni fa. Da allora ho aggiunto al restauro la falegnameria e la tornitura del legno, attraverso molti corsi di formazione in giro per il nord Italia”.
Paesaggi interiori tra luce, legno e memoria
“Recentemente mi sono candidato a partecipare, attraverso un’esposizione digitale delle mie opere al tornio, al simposio e alla mostra promossi dall’Università di Worcester dal titolo Therapeutic Landscapes. Attraverso la tornitura del legno prende forma, per me, un percorso di recupero culturale e simbolico che attraversa sia luoghi fisici – come i boschi, i laghi e i monti dell’Appennino italiano – sia narrazioni scritte e orali legate a una cultura profondamente radicata nella terra e nel bosco. Da queste premesse culturali si è sviluppato un progetto di tornitura artistica. La produzione di lampade nasce da un interesse per la luce, sia sul piano simbolico sia nell’indagare come il suo utilizzo possa modificare la percezione di un luogo e la sensazione di benessere che da esso possiamo trarre. Attraverso l’uso dei tarocchi, che mi aiutano a orientarmi nel mio personale universo creativo, l’estetica della mia produzione agisce attivamente nel ridefinire il paesaggio simbolico e valoriale in cui si inserisce, contribuendo, nel suo piccolo, alla creazione di contesti sociali e culturali portatori di significati profondi e di memoria condivisa.La candidatura a questo evento mi ha offerto l’occasione di fermarmi a riflettere sul percorso compiuto finora nella produzione di oggetti in legno e ha rappresentato una preziosa opportunità di confronto e dialogo con professionisti attivi in ambiti di ricerca affini, seppur differenti”.
Una rete che crea opportunità
“I vantaggi di essere in Doc Creativity sono sicuramente il fatto di non essere soli nell’affrontare il leviatano della burocrazia italiana, la possibilità di creare reti di mutuo appoggio tra professionisti e, non da ultimo, l’opportunità di conoscere sempre nuove e interessanti persone”.
