Amélie Rabec è una socia Doc Creativity con un percorso che unisce creatività handmade, impegno sociale e una solida formazione tecnico-scientifica. Nel 2017 ha fondato il brand AmeRà Upcycling, attraverso cui realizza zaini, borse e accessori unici, utilizzando tessuti etnici e materiali di recupero. Il suo progetto promuove la sostenibilità e il riuso creativo, combinando competenze tecniche, visione artistica e una spiccata sensibilità interculturale, in un approccio innovativo e consapevole.
Quando il cucito incontra la sostenibilità
“Il progetto è nato qualche anno fa, nel 2016. Avevo un po’ di tempo libero e, curiosando su Pinterest, mi sono imbattuta in alcune idee carine. Ho iniziato a cucire a mano per gioco. Proprio in quel periodo, mia sorella si trovava in Senegal per lavoro e lì si faceva confezionare abiti con le stoffe wax, quelle africane coloratissime. L’idea mi ha ispirata, non tanto per farmi dei vestiti, ma delle borse usando quei tessuti. Così ho cominciato a realizzarne un paio per me, poi per regalarle. Piacevano, e ho iniziato a venderle. Fin da subito ho voluto abbinarci tessuti di recupero: vecchi jeans, lenzuola, stoffe d’arredo… l’idea era quella di riutilizzare materiali destinati a diventare rifiuti, dargli nuova vita. All’inizio era un’attività da hobbista, ma piano piano ha cominciato a crescere anche nella mia mente. Qualche anno fa, con la nascita della mia prima figlia, ho deciso che sarebbe diventata la mia attività principale. Non a tempo pieno, ma come centro della mia organizzazione quotidiana “.
Ogni borsa racconta una storia: tessuti con un’anima, raccolti nel mondo, scelti con il cuore
“La base delle borse è sempre fatta con materiali di recupero, e ci aggiungo un tocco di colore con tessuti speciali. Tutto è iniziato con le stoffe africane, ma poi ho colto l’occasione di viaggi miei, o di amici e familiari, per farmi portare tessuti locali da diversi paesi. Non acquisto stoffe online “a caso”, diciamo. Voglio che ogni tessuto abbia una storia e che ci sia una persona dietro, un legame. Questo dà anima ai miei prodotti“.
Non solo algoritmi: costruire un’attività creativa a misura di relazioni vere
“All’inizio vendevo con il passaparola. Poi ho iniziato a usare Etsy e la cosa si è allargata. Mi sono anche formata, con una formatrice bravissima che viene lei stessa dal mondo dell’handmade creativo. Con lei ho imparato molto sulla comunicazione online, che fino a un anno e mezzo fa funzionava bene, soprattutto su Facebook. Poi gli algoritmi sono cambiati e quella fonte di clienti è quasi sparita. Così ora sto puntando di più sulla promozione a livello locale: nel mio quartiere, in città, partecipando a eventi, proponendo corsi… insomma, cercando di diversificare la mia presenza e di non dipendere solo dai social. Noi possiamo cercare strategie che ci permettano di mantenere il contatto diretto con i nostri clienti, senza essere totalmente dipendenti da una piattaforma“.
Creare con le mani: corsi di sartoria e accessori
“Collaboro con la Fondazione Fevoss di Verona, nella loro Faber Academy, dove si tengono corsi di sartoria, modellistica, ecc. Dall’autunno scorso propongo corsi per realizzare accessori: pochette, borse, marsupi… ne tengo uno al mese, più o meno. Inoltre, quando possibile, organizzo anche laboratori nel mio spazio o durante eventi, mercatini o festival locali. Propongo corsi di cucito a mano, accessibili a tutti, anche a chi non ha mai cucito. Realizziamo piccoli oggetti come portachiavi o spille, usando i ritagli avanzati del mio lavoro. Così si riducono gli sprechi e si crea qualcosa con le proprie mani. È bellissimo vedere la soddisfazione di chi riesce a creare qualcosa da zero! “.
Creare, comunicare e concentrarsi: i passi per trasformare la passione in un’attività
“È fondamentale iniziare a creare e sperimentare: solo così si può capire se una tecnica ci appassiona davvero, se suscita interesse nel pubblico e se può trasformarsi in un’attività concreta. Allo stesso tempo, è essenziale investire nella formazione, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione e la presenza online. Non è necessario essere ovunque, ma è importante avere chiaro cosa si vuole comunicare, in che modo farlo e come raggiungere il proprio cliente ideale. Un altro consiglio: evitare di disperdersi in troppe tecniche. All’inizio va bene esplorare, ma poi conviene focalizzarsi su uno o due ambiti, anche per evitare spese inutili in materiali o attrezzature che rischiano di non essere mai usati.”
Un viaggio creativo: dalle stoffe del Senegal alla sartoria sociale
“Quando mia sorella mi ha portato le prime stoffe dal Senegal, è stato un momento decisivo, un vero punto di partenza. L’esperienza successiva alla Sartoria Sociale di D-Hub, qui a Verona, è stata altrettanto importante: lì ho avuto modo di mettermi alla prova sul campo, usare macchinari diversi, lavorare con tempi più serrati e comprendere meglio cosa significhi davvero “produrre”. Cerco di unire l’attenzione per l’ambiente con la creatività e il lavoro manuale. Limitare gli sprechi, dare nuova vita ai materiali, ridurre l’impatto ambientale… è il filo conduttore di tutto. Anche i primi laboratori che ho organizzato sono stati molto significativi: vedere le persone entusiaste mentre scoprono di essere capaci di creare qualcosa con le proprie mani è stato davvero emozionante. Spesso si pensa di non essere creativi solo perché non si è mai avuta l’occasione di sperimentare. “.
L’esperienza con Doc Creativity
“Mi sono iscritta di recente, spinta soprattutto dall’esigenza di gestire la fatturazione in modo regolare e sicuro, sia per me che per chi lavora con me. Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è la gestione della parte burocratica e fiscale da parte della cooperativa: sapere di poter contare su questo supporto è un enorme sollievo. Inoltre, c’è la rete: mi auguro presto di poterne cogliere appieno le opportunità, incontrando altri soci, maker e freelance con cui scambiare esperienze e magari dare vita a nuove collaborazioni. Credo molto nel valore della comunità e nella forza che nasce dal fare rete.”
